Un taxi ci portò a casa dall’aeroporto, saranno state le due di pomeriggio. Sistemammo le nostre cose e ci mettemmo subito a letto. Erano le 5.30 quando ci siamo svegliati, una volta lavati andammo al McDonald’s più vicino per cenare. C’era un botto di gente, ma infondo era anche l’ora di punta. Io presi un Big mc meal, e Giulio in più prese anche un gelato. Eravamo un po’ spaesati, mentre mangiavamo i nostri panini, non ci eravamo ancora abituati all’idea che non stavamo a casa. Si Londra la conoscevo molto bene, ma comunque era anche normale, visto che eravamo appena arrivati in città. Dopo cena cominciammo a camminare nei dintorni, sia per digerire, che per sgranchirci un po’ le gambe. Ci fermammo davanti ad un pub, e Giulio propose di entrare a bere una birra. Io annuì. Il locale aveva delle luci basse, una musica di sottofondo che accompagnava il mormorare della gente, anche se non c’e
n’era molta. La cameriera ci fece sedere ad un tavolino, chiedendoci cosa volessimo
ordinare.
- For me a bud, please!
Ordinai con il mio accento italiano. Mentre sorseggiavamo le nostre birre, la ragazza del tavolo dietro di noi attirò la mia attenzione, toccandomi sulla spalla. Un po’ sorpreso, mi girai chiedendole cosa volesse.
- Siete italiani? Chiese.
- Si e tu?
- Inglese.
Ci disse che era li con delle sue amiche, che però erano già tornate a casa, e chiede se poteva sedersi al tavolo con noi. Si chiamava Sally, aveva circa vent’anni e ci disse che sarebbe dovuta andare a fare un viaggio in Italia. A Bologna per l’esattezza.
Sally aveva dei bellissimi occhi azzurri, i capelli castani, che non erano
particolarmente lunghi. Mentre parlava le fissavo la bocca, l’avrei voluta baciare. Ogni tanto portava i suoi capelli dietro le orecchie, poi continuava a parlare. Intanto Giulio, che era un po’ stanco, disse che sarebbe tornato a casa. Io no, rimasi li, a parlare con Sally.
Aveva dei bei seni, e quando si alzò in piedi, pensai che doveva avere anche delle belle gambe. Saremmo stati seduti almeno tre ore, li a parlare, poi lei appoggiò la sua mano sulla mia, continuando a parlare. Rimasi sorpreso, ma le strinsi la mano. Dopo un po’ disse:
- Vuoi venire a casa da me?
Sia meravigliato che contento, accettai.
Mentre uscivamo da locale, lei accese la sua sigaretta, ripose l’accendino nella tasca dei suoi jeans, e continuò a parlare. Parlava veramente tanto! Camminando mi teneva la mano, e mi disse che abitava con sua sorella, che però era in vacanza con il suo ragazzo, Jack. Da come ne parlava, non doveva andarci molto d’accordo, anzi, sembrava proprio che Jack le stesse sulle palle!!!
Una volta arrivati a casa, prese le chiavi e aprì.
Era il numero nove, di una via cui non ricordo il nome, La casa aveva una
porta bianca, e all’ingresso c’era una scala che portava alle camere da letto.
Andammo in cucina e mi offrì una birra. Mi disse che suo padre era un intermediario finanziario, e che spesso era fuori Londra, la madre, invece, viveva con il suo nuovo marito. I suoi genitori, avevano divorziato quando lei aveva più o meno dodici anni. Sembrava soffrisse di quella situazione.
- Sono contenta che ti sei fermato qui da me.
Mi stringeva forte, canticchiando la canzone che diceva, “You are a big girl now”. Mi meravigliai di quella situazione, anche perché mi stavo affezionando a Sally, quella sua tristezza, sprigionava una forte energia e attrazione. E’ difficile innamorarsi di una ragazza poco dopo averla conosciuta, per di più ero cosciente che con lei non sarebbe durata molto.
Mentre lei era ancora appoggiata a me, le fermai il viso, e la baciai. Lei si
strinse a me, avvicinandomi al letto. Si tolse la sua T-shirt bianca, e poi il reggiseno. Io cominciai a baciarla, fino a quando non mi spogliò. Eravamo entrambi nudi sul suo letto, e cominciammo a far l’amore. Le gambe erano davvero belle, non mi sbagliavo. Poi lei mi chiese se volevo passare la notte a casa sua, e mi avvicinò il telefono. Non esitai a chiamare Giulio, che stava dormendo. Rimasi abbracciato a lei per tutta la notte.
La mattina mi svegliai presto, e la trovai ancora sdraiata mentre dormiva, non dissi una parola, la fissavo e basta. Provavo a pensare cosa stesse sognando. Aveva il viso sereno, sembrava rilassata anche se dormiva. Dopo una mezzora, aprì gli occhi, e disse:
-Hi.
E mi sorrise.
del caffè inglese, a colazione lo bevevo sempre con un po’ di latte, comunque non era male. Lei andò a fare un bagno, intanto io chiamai Giulio. Parlando al telefono sentì Sally che mi chiamava, salutai il mio amico e andai da lei. Mi chiese di portarle il mangiacassette, con il nastro
che c’era dentro. Dopo aver letto i titoli delle canzoni, infilai la spina e mandai indietro il nastro, lei mi chiese di entrare nella vasca, io annuì.
Prima di entrare nell’acqua schiacciai play, e lei appena sentito l’assolo iniziale di Sally Cinnamon mi sorrise dicendo:
- Mi piace che qualcuno mi faccia sentire questa canzone, è dolcissima.
Eravamo l’uno diffrante l’altro mentre le note si alzavano nella stanza, e la voce di Ian Brown si poggiava dolcemente sulla musica.
Sally mi guardava, poi abbassò lo sguardo verso l’acqua, le stava tornando addosso la sua tristezza, poi sorrise quando il registratore cantava “Your eyes are grazing back from, every little pice of glass, you seems to smile from every place, Sally Cinnamon, you are my world”
(I tuoi occhi guardano dietro, ogni piccolo pezzo di vetro, sembri sorridere da ogni posto, Sally Cinnamon tu sei il mio mondo).
Sembrava fatta apposta per lei, forse gli Stone Roses l’avevano vista prima di scrivere quella canzone.
Passai tutta la giornata a casa sua, e ci vedemmo per altri due giorni, poi quando partì per Bologna non la vidi più.
Until Sally I was never happy, I needed so much more, Rain clouds oh they used to chase me, Down they would pour, Join my tears, Allay my fears , Sent to me from heaven, Sally Cinnamon, You are my world, I pop pop pop blow blow bubble gum You taste of Cherryade, There is something here you must show me, From what you are made, Sugar and spice, And all things nice, Sent to me from heaven, Sally Cinnamon, You are my world, Your eyes are gazing back from, Every little, piece of glass, You seem to smile from every place, Sally Cinnamon, You are my world, Then I put the letter back in, The place where it was found, It's a pocket in a jacket, On a train in town, Sent to her from heaven, Sally Cinnamon, Your her world
Nessun commento:
Posta un commento