mercoledì 6 agosto 2008

Umanità Adrenalinica

Umanità Adrenalinica

Ore 15.30

Suono malvagio e violento di una sveglia… La mano si muove lenta, alla ricerca, mentre gli occhi sono ancora chiusi, coperti da un fascio ombroso, che blocca la visuale, totalmente assopito da un sonno insistente e costante. Il suono rimbomba dentro l’orecchio, come un martello pneumatico che buca l’asfalto. Un caldo bagliore di luce, proviene dall’esterno, filtrato dai vetri antiproiettile della finestra, che mi separa da un mondo che corre veloce, lungo le strade di uomini d’affari inscatolati nelle loro vetture, ferme sotto le luci rosse dei semafori.

Il coraggio di combattere la nebbia sonnolenta della mia testa si fa avanti, mentre un timido piede poggia il pavimento, ancora cosparso della baldoria vissuta. Anche le scarpe vogliono sfuggire a questo violento risveglio, nascoste dietro un comodino, per allungare il tempo del proprio riposo.

E’ tutto un vortice cruento, senza soluzione, ma continuo e insistente.

Ore 16.40

La tazzina avvolge e protegge il colore di un caffè, inquinato soltanto da un po’ di zucchero. Fisso quel nero profondo, cercando di vedere chissà che. Esplorandolo, alla ricerca di un mondo nuovo e lontano… Cerco di leggere qualcosa, dal riflesso del mio viso sul caffè, come un chiromante degli occhi, intravedo quello che sono, senza filtri, ne misteri. Attraverso i neuroni del cervello, che lentamente prendono vita, grazie a una scossa di caffeina.

Ore 17.00

Le macchine domestiche intorno a me prendono vita, si illuminano, lasciando passare nelle loro vene, scariche elettriche. Riproducendo immagini e suoni, mentre le mie dita, cercano di assecondare la mia voglia di risveglio, attraverso telegiornali e classifiche musicali. Donne di plastica, e voci metalliche mi fanno compagnia, mentre sono forse alla ricerca di umana solitudine. Cellule di fotogrammi si susseguono, seguendo il loro percorsi, dentro una scatola di vetro, che lentamente imprigiona la mia testa. Già scossa, confusa.

Ore 17.17

Il quadrante della sveglia segna questi due numeri, separati solo da un punto. Mentre l’acqua scorre lungo i tubi. Come una pioggia mi cade sulla testa, con capelli ancora sporchi di monossido, gas, e profumi chimici. Bolle di sapone si insinuano dentro le caverne dell’occhio, provocando un feroce bruciore. Le ciglia che sbattono, si scuotono, ma non si liberano da quella violenta sensazione.

La pelle comincia a rigenerarsi, dopo quest’ondata di freschezza.

Ore 18.15

Uno squillo, mi avvisa di nuove onde radio in arrivo, che aprono una via asfaltata ad una voce amica. Una voce fresca, seppur filtrata si fa strada passando dai timpani e raggiungendo, le luci celebrali, provocando un senso di strana leggerezza, che mancava da ore. Istanti, secondi, di risveglio, di nuova linfa per l’anima, troppe volte nascosta, coperta, sotto strati di pelle e ossa.

Ore 20.00

Come uno stregone del futuro, mischio sostanze chimiche, sapori, ebollizioni, scaldate da micro onde. Sostanza liquide e fisiche mischiate, per produrre sapori gustosi, per soddisfare le pretese della gola, fornire nuova energia, a muscoli troppo stanchi.

Ore 21.30

Luci veloci, scorrono, portandomi verso una meta lontana, lungo corsie di asfalto nero ancora caldo di radiazioni solari. Un onda di nicotina, assolve questo spazio, dove mi trovo seduto. I muscoli in tensione dettano la via da seguire, contrastando forze gravitazionali. Gli occhi fissi su un vetro, scovano luci lampeggianti, mentre le orecchie filtrano urla di sirene, che svaniscono nella velocità, provocata da pistoni e cilindri, nuove gambe di questa modernità in cui viviamo.

Ore 22.05

Gli occhi si incontrano, in un misterioso collegamento, suoni vocali rivelano, pensieri profondi, totalmente umani. Mentre un cielo blu, cosparso di piccole luci, è presente e costante sulle nostre teste. Suoni di melodie, cospargono questo istante, fotografando momenti vissuti. Cellule e odori si confondo, si incontrano si mischiano, come labbra e saliva.

Il sottile line, sfiora e circonda due corpi, vicini, stretti fra loro. Passato e presente, si avvicinano, come tecnologia e modernità. Quel che rimane è solo un frammento di umanità adrenalinica.


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